Rendicontazione
Il primo report con lo standard volontario: da dove si parte
Lo standard europeo per le imprese non obbligate si può usare già adesso, e i dati che contano sono quelli raccolti durante l'anno. Quattro passaggi per il primo report, e il rapporto con la relazione d'impatto delle società benefit e il bilancio sociale delle imprese sociali.
Con il regolamento delegato (UE) 2026/1560 in vigore dal 24 settembre, la domanda delle imprese è diventata pratica: da dove si comincia. La risposta parte dal calendario. Un report di sostenibilità racconta un esercizio, e le informazioni di un esercizio si raccolgono mentre l’esercizio è in corso: consumi, emissioni, rifiuti, ore di formazione, infortuni. Ricostruirle a bilancio chiuso si può, ma costa di più e convince di meno.
Quattro passaggi
Il primo è scegliere il modulo. Il modulo base è il requisito minimo e, secondo lo stesso standard, l’approccio ottimale per una microimpresa. Il modulo onnicomprensivo conviene a chi lavora con grandi clienti, banche o investitori che chiedono strategia, obiettivi climatici e politiche sui diritti umani. La scelta va dichiarata nel report e il modulo scelto si applica per intero, con il criterio «se applicabile» per ciò che non riguarda l’attività.
Il secondo è partire dalle informazioni che i clienti potranno comunque chiedere. L’allegato II del regolamento elenca le ventitré voci, nove per chi ha fino a dieci dipendenti, oltre le quali dal 2027, una volta recepita la direttiva, il fornitore potrà rifiutarsi di rispondere alle richieste fatte per la rendicontazione dei clienti obbligati. È il nucleo da presidiare per primo, perché serve due volte: nel proprio report e nelle risposte ai questionari.
Il terzo è organizzare le fonti. Gran parte dei dati è già in azienda: bollette e contatori per l’energia, formulari per i rifiuti, libro unico e contratti per la forza lavoro, denunce di infortunio e documentazione della sicurezza. Il lavoro vero è decidere chi li raccoglie, con quale cadenza e con quali regole di calcolo, a cominciare dalle emissioni di gas serra, che lo standard chiede di stimare per gli ambiti 1 e 2 secondo il GHG Protocol, di norma partendo dai consumi di energia e combustibili.
Il quarto è decidere se e dove pubblicare. La funzione primaria del report è informare clienti e finanziatori, e renderlo pubblico è una scelta. Chi lo pubblica può usare una sezione distinta della relazione sulla gestione o un documento a parte; lo standard consente di rinviare ad altri documenti dello stesso fascicolo e non richiede l’attestazione di un revisore. Per il formato digitale conviene attendere il modello aggiornato che l’EFRAG ha annunciato per il quarto trimestre 2026.
Un primo report di prova sui dati del 2026 è il modo più economico per scoprire che cosa manca, prima che sia un cliente a chiederlo.
Società benefit e imprese sociali
Per le imprese a impatto la domanda è un’altra: lo standard volontario si aggiunge agli obblighi che già hanno o li sostituisce? Non li sostituisce. La società benefit deve allegare al bilancio la relazione annuale sul beneficio comune, con una valutazione d’impatto condotta secondo uno standard di valutazione esterno (legge 208/2015, articolo 1, comma 382, e allegato 4). L’impresa sociale deve depositare e pubblicare il bilancio sociale secondo le linee guida del decreto ministeriale 4 luglio 2019 (d.lgs. 112/2017, articolo 9, comma 2). Sono documenti con funzioni diverse: dare conto delle finalità dichiarate e del cambiamento prodotto, non solo dei consumi e delle persone.
Lo standard, però, può diventarne la base dati. Molte informazioni coincidono: forza lavoro, formazione, salute e sicurezza, energia, rifiuti. Lo standard stesso consente di rinviare a informazioni contenute in altri documenti dello stesso fascicolo e chiede di descrivere le certificazioni e i marchi di sostenibilità ottenuti. Non risultano, ad oggi, indicazioni ufficiali sul raccordo fra lo standard volontario, la relazione d’impatto e il bilancio sociale. La nostra lettura è che convenga costruire un’unica raccolta di dati secondo lo standard e usarla per tutti i documenti che l’impresa deve produrre, tenendo distinto ciò che ciascuno deve dimostrare. È la differenza fra compilare tre volte e misurare una volta.
La lettura
Lo standard volontario non chiede di fare di più: chiede di farlo con ordine, e premia chi comincia prima. Chi deve impostare la raccolta in azienda trova nel percorso CVO + CSRD un modulo dedicato allo standard volontario e al dialogo con la finanza. Per le società benefit, la scheda sulla consulenza dedicata spiega come si costruisce una relazione d’impatto che regga.
Fonti: regolamento delegato (UE) 2026/1560, allegati I e II, testo italiano su EUR-Lex; legge 28 dicembre 2015, n. 208, articolo 1, commi 376-384; d.lgs. 3 luglio 2017, n. 112, articolo 9, comma 2; decreto ministeriale 4 luglio 2019; EFRAG, modello digitale e tassonomia XBRL.